Elezioni in Catalogna 2021. Più di dieci anni dall’inizio del ciclo indipendentista i risultati dicono:
Spazio indipendentista:
In queste elezioni i partiti apertamente indipendentisti hanno ottenuto maggioranza assoluta in voti e seggi. Alcune riflessioni:
- Definitiva scomparsa di CiU (Federazione fra Convergència Democràtica de Catalunya e Unió Democràtica). Uno dei partiti creatori del regime del 78. Prima duramente attaccato per la corruzione (smascherata e perseguita in giustizia dall’associazionismo di base della società catalana), cerca di cavalcare la tigre del nascente movimento d’indignazione per la sentenza del Costituzionale che cassa lo Statuto approvato in referendum. Prima se ne va la destra di Unió (che attualmente è integrata nella coalizione elettorale del … PSC, con al n. 3 della candidatura il suo leader, Ramon Espadaler. E in queste elezioni naufraga miseramente l’erede diretto di Convergencia: il PdCat, che non ottiene nemmeno un rappresentante. CiU quindi, grazie al movimento indipendentista, è l’unico partito del regime che scompare come tale.
- Senza dubbio la pratica totalità dell’indipendentismo è antifascista. L’unico gruppuscolo identitario che spesso è stato citato da analisti prezzolati per dimostrare un’anima di destra del catalanismo in genere ha ottenuto solo una manciata di voti ed è rimasto ben lontano dalla soglia di rappresentanza. Solo gli indipendentisti e qualche settore anarchico hanno contrastato in tutto questo tempo la presenza di Vox e del suo discorso omofobo e razzista in piazze di tutti i paesi e quartieri della Catalogna e sui media pubblici (presenza imposta dalla JEC). Spesso questo attivismo antifascista è stato definito da settori socialisti e dei Comuns come “attacco alla libertà di espressione”.
- Chi conosce la piazza e si muove nei movimenti sociali sa fino a che punto il contenuto “diritto di autodeterminazione” è presente in praticamente tutte le lotte, da quelle sindacali a quelle per la casa o di difesa dell’ambiente o femministe. E sa che questo ambito è l’unico che ha appoggiato attivamente la denuncia del milione di catalani che non possono votare (residenti che non hanno la cittadinanza spagnola). E conosce la forza delle grandi organizzazioni: Omnium, ANC e della costellazione di collettivi, partiti e associazioni che configurano lo spazio dell’indipendentismo sociale.
- L’estrema sinistra anticapitalista catalana è senza dubbio la più forte, in termini relativi, d’Europa. La candidatura CUP ha raccolto finora un ventaglio vastissimo di organizzazioni anticapitaliste e di estrema sinistra, da quelle neo-leniniste a molte libertarie. Ed il suo peso è in grado di condizionare tutto lo spazio politico e di far penetrare in ampi settori della società analisi e cultura di radicalità se non rivoluzionaria, democratica.
- l’ambito indipendentista, lungi dal rappresentare un “ritorno al passato” come vuole il discorso statale egemonico, è una fucina di proposte per un diverso futuro europeo, dove la UE non è più vista come un “club di stati” ma una unione di popoli, una federazione di regioni, o di città, un qualcosa comunque posto al servizio della gente e non delle merci.
Ambito unionista:
Di nuovo i partiti apertamente unionisti hanno ricevuto una minoranza dei voti, anche se il partito più votato in termini relativi è il PSC.
- Il PSC/PSOE, partito colonna del regime post franchista ha recuperato in queste elezioni parte dei voti del Frankestein politico Ciudadanos. Non abbastanza da formare governo senza uno dei partiti indipendentisti, nonostante la formidabile campagna per mobilitare il voto nazionalista spagnolo portata avanti con il sostegno del governo e della totalità dei media spagnoli. La sua collocazione a sinistra non è sostenuta da nessun gesto o programma politico obiettivo, al di là di quattro misure simboliche (in questa legislatura la legge sull’eutanasia) e il ricorso a una fraseologia vuota (le politiche sociali(??).
- Ciudadanos, (partito a suo tempo finanziato dalla banca come alternativa di destra a Podemos e nazionalista spagnola all’indipendentismo) crolla e dalla sua decomposizione spunta con forza VOX, che raccoglie tutti i voti che non sono andati al PSC.
- PP, a rischio di scomparsa dal parlamento catalano.
- VOX, Cioè l’estrema destra dichiarata e senza complessi che assicura che butterà fuori gli immigrati illegali e che chiuderà manu militari istituzioni e televisioni pubbliche catalane, completa adesso il quadro della destra spagnola che è maggioranza nel resto dello stato (meno Euskadi). E che qui rappresenta una esigua minoranza (20 seggi su 135).
- Una caratteristica dell’unionismo è che la presenza nell’associazionismo sociale si riduce a quella spesso clientelare del PSC, che conta fondamentalmente su di un agguerrito esercito di quadri sindacali e di partito, impiegati comunali, presidenti di associazioni sovvenzionate. La destra unionista è assente dalla vita comunitaria catalana.
- Non solo quest’area non è antifascista ma civetta con gli ultra di Vox (il governo centrale di PSOE-Podemos ha accettato con gratitudine il sostegno sia pur indiretto di Vox alla sua gestione dei fondi europei) e si è dedicata nel corso della campagna a criminalizzare tutti i presidi antifascisti.
- La visione dello stato (da PSC a Vox) è identica, così come lo è quella dell’Unione Europea che semmai si vorrebbe un po’ più generosa nell’allentare i cordoni della borsa e meno ficcanaso nelle faccende giudiziarie e di rispetto dei diritti umani e civili.
Poi ci sono i Comuns.
Nonostante la proclamata equidistanza, hanno adottato in tutta la campagna un approccio etnicista, camuffato da denuncia dell’etnicismo altrui. Assenti ormai dall’antifascismo di piazza e dalle lotte in genere, e ormai esaurite le riserve di popolarità ereditate dal movimento degli “Indignati” si limitano ormai a tirare la volata al fratello maggiore, il PSC. La loro farneticazione li porta a proporre un “governo di sinistra” dal quale escludono la CUP – che ormai ha un seggio più di loro – e con il PSC, mentre pongono il veto a qualsiasi governo sostenuto da JxC (certo non più neoliberale di quelli del Sanchez).
Un “né carne né pesce” nazionale e sociale che si sgonfia a ogni giro elettorale.