Vittime nell’era della post-verità

So che scrivendo questo contribuisco al successo della strategia pubblicitaria di Cercas, che utilizza sapientemente le ondate di sdegno che le sue dichiarazioni, interviste ed esternazioni insultanti e menzognere, suscitano per estendere la curiosità per il suo ultimo libro.

Buon pro gli facciano i libri venduti, a me interessa solo ricordare un paio di cosette alle persone progressiste, compagne, o anche semplicemente oneste intellettualmente, che considerano i suoi prodotti interessanti.

La prima è che a tutt’oggi sono 3200 (la Catalogna ha 7,5 milioni di abitanti) le persone imputate e perseguite da tribunali di ogni tipo per manifestazioni, scioperi, reati di opinione e politici – come aver permesso dibattiti in Parlamento – in un movimento che, pur portando in piazza centinaia di migliaia di persone, è stato di un pacifismo esemplare, almeno fino alle ultime proteste – represse con violenza – di reazione alle sentenze del macroprocesso contro i “leader” sociali e politici del movimento.

Che sono alcune migliaia gli indipendentisti catalani multati e identificati per le stesse ragioni.

Che un intero governo è stato condannato a pesanti pene di prigione e che il suo presidente e dei consiglieri eletti con i voti di due milioni di persone, sono costretti a vivere in esilio.

Che in galera e in esilio sono in compagnia di cantanti di rap o di manifestanti anarchici, anch’essi colpevoli di reati di dissidenza, in piazza o in canzoni.

Che sono più di un migliaio le persone contuse o ferite, alcune con perdita di occhi o testicoli, per la violenza della polizia.

Che ci sono state più di 700 denunce per aggressioni di stampo fascista.

La seconda è che le vittime della storia che racconta Cercas, sono gente come lui, sostenuta e sostenitrice dei poliziotti che hanno bastonato votanti di ogni età, sesso e condizione, che hanno dato la caccia a civili con manganelli telescopici, che hanno sparato in una sola notte di scontri tante pallottole di gomma quanto in tutte le manifestazioni degli ultimi anni in tutta la Spagna. Poliziotti che rompono il naso per strada a giornalisti indipendentisti in assoluta impunità. Poliziotti del sindacato sponsorizzato da Vox con esponenti che dicono di voler ammazzare giovani immigranti. Gente sostenitrice della Guardia Civil dei 5000 casi di tortura documentati dal 1980 al 2000, delle denunce false (Altsasua, CDR… ecc). Dei tribunali speciali Audiencia Nacional e Supremo, eredi diretti del Tribunal de Orden Publico franchista. Gente che, pur dicendosi repubblicana a volte, trova del tutto naturale e positiva la continuità della monarchia voluta ed instaurata da Franco, la più autoritaria e la più corrotta di questa parte del mondo.

Sono vittime, quelle che Cercas descrive nella sua storia, che non sono preoccupate dallo strapotere delle multinazionali, della poderosissima banca spagnola, dei “caciques” e del capitalismo estrattivista dei Florentino Perez ed altri mega palazzinari. Sono vittime che godono del sostegno interessato e fanatico del 95% dei mass media. Della conferenza episcopale. Dell’esercito che depura i militari democratici e rende omaggio alla Divisione Azul. Dei servizi segreti che avevano contatti con la cellula dell’attentato alle Ramblas di Barcellona e che non sono mai stati indagati (per forza, sono segreti, e mica ci può scrivere un libro, il nostro).

Gente che condivide con una intensità preoccupante le posizioni di Vox, partito di ultradestra e nostalgico del franchismo, acerrimo sostenitore, come le altre vittime del nazionalismo catalano (o basco, o galiziano, o dell’emigrazione, o della violenza anrchica), della Costituzione, dell’ordine e della legge. Gente che denuncia la discriminazione dello spagnolo – parlato dal 100% e imposto per legge a tutti, il 15% d’immigranti compresi -, vittima del catalano ormai parlato solo da quasi il 50% della popolazione.

Tenga presente, il lettore dell’ultimo libro e delle interviste a Cercas, queste due cose. Tanto per non perdere la prospettiva.

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