ETA neix lāany 1959 i es dissol definitivament lāany 2018. 59 anys de lluita armada. La GC li atribueix en total 817 morts (478 policies i militars).
Sobre la sentĆØncia definitiva pel ādesallotjament de PlaƧa Catalunyaā del 27 de maig de 2011
El 27 de maig de 2011 un centenar de mossos dāesquadra de la BRIMO amb el suport de la GU sota les ordres del conseller dāinterior Felip Puig van intentar posar fi, amb un nivell de violĆØncia desproporcionat, a una experiĆØncia de creació dāuna Ć gora ciutadana auto convocada en PlaƧa Catalunya
Una protesta ciutadana que va sortir a tots els mitjans durant dies, que tenia un 90% de recolzament ciutadĆ i que era radicalment pacifista i diversa.
57 persones ferides per aquella agressió van presentar una querella colĀ·lectiva per la violació de drets polĆtics fonamentals, com el de reunió i manifestació.
Cap responsabilitat exigida al centenars dāaltres excedidors que aquell dia es van aplicar a fons per fer-nos mal pel crim de voler estar i debatre en una plaƧa, ni als responsables polĆtics dāaquell atropellament massius de drets.
Ćs sabut que el passat 22 dāoctubre de 2022, en el 100 aniversari de la āMarcia su Roma de Benito Mussoliniā, era nomenada president del govern italiĆ Giorgia Meloni, cap de llista del partit Fratelli dāItalia, organització hereva del MSI i del prohibit partit feixista.
Tot i les moltes i substancials diferĆØncies que hi ha en la gĆØnesi de lāestat italiĆ unitari i en les dinĆ miques de difusió/imposició de lāitaliĆ com a llengua oficial respecte al cas espanyol, de seguida ha resultat evident la naturalesa neofeixista de la mesura.
De fet ja en el seu moment el legislador havia evitat a questa alĀ·lusió a lāidioma āunitariā per subratllar lāallunyament del nacionalisme agressiu i identitari que havia constituĆÆt la base de la ideologia del regim feixista, aixĆ com avui els sectors encara honestament democrĆ tics del paĆs assenyalen a les implicacions de discriminació envers tant nouvinguts immigrats o exiliats, com minories lingüĆstiques i nacionals – nombroses al llarg de tota la penĆnsula -, implĆcites en el rang de la nova norma.
“Podem afirmar que on hi ha unitat lingüĆstica hi ha unitat nacional ” diu el ministre Menia, molt preocupat per la defensa de la “identitat italiana de les nostres ciutats i pobles “.
Una belĀ·ligerĆ ncia que es plasma en una sĆØrie de judicis de valor i acusacions com a mĆnim impropis en algĆŗ que vulgui entendre les raons de conflictes i tragĆØdies i no limitar-se a prendre partit.
Un excelĀ·lent exemple, en tot cas, de com devia funcionar la ment dāaquells que abans i durant la II gran guerra a Alemanya trobaven perfectament normal creure cegament en tot allò que govern, mitjans de comunicació i institucions diverses els deien.
Amb Franco es van implementar prohibicions al fet de parlar catalĆ en pĆŗblic, i per descomptat a l’administració, prohibicions de parlar-lo a l’escola i als mitjans de comunicació. El catalĆ era reduĆÆt a guetos del camp editorial, inexistent als cinemes, residual als teatres, exclòs a la universitat i al registre civil, Ā on es castellanitzaven els noms.
En el dia a dia, a ningĆŗ se li prohibeix parlar espanyol (i encara menys se li imposa parlar catalĆ ): el contrari en canvi passa sovint. Quelcom molt fĆ cil de comprovar per a qualsevol que no vulgui simplement confirmar els seus propis prejudicis donant credibilitat a les campanyes d’odi promogudes per constitucionalistes que aspiren a la realització de l’objectiu totalitari d’una nació espanyola purgada de tota diferĆØncia lingüĆstica, cultural (que no sigui reduĆÆble a folklore) i per descomptat polĆtica.
Il 17 agosto del 2017 un furgone provoca una strage di passanti sulle Rambles, altre due vittime civili sono assassinate nelle ore seguenti a Barcellona e Cambrils. 17 morti e decine di feriti. I mossos dāesquadra uccidono i 5 attaccanti.
La stampa riporterĆ che lāattentato, di matrice jihadista, era stato una soluzione di ripiego del commando terrorista a causa dellāesplosione che due giorni prima aveva distrutto la villetta in cui stavano fabbricando una ingente quantitĆ di esplosivo e in cui erano morti alcuni dei membri.
Si scopre subito che lāideologo della strage ĆØ un ex spacciatore marocchino contattato in carcere da Guardia Civil e dai servizi segreti che ne avevano prima evitato lāespulsione facendolo poi āassumereā come imam da una comunitĆ islamica a Ripoll.
La spiegazione ufficiale: una normalissima pratica dāinfiltrazione. Roba rutinaria. Gli agenti responsabili della sorveglianza dellāimam dopo lāattentato sono trasferiti allāestero.
Siamo alla vigilia del referendum dāindipendenza del 1Āŗ ottobre e la situazione in Catalogna ĆØ molto tesa, con una forte pressione di tutti i poteri dello stato su rappresentanti e organizzazioni indipendentiste.
Questa difesa dellāāonorabilitĆ a prescindereā dei servizi segreti continuerĆ anche nelle aule del tribunale speciale (Audiencia Nacional) che processa i superstiti presunti membri del commando: il giudice respingerĆ tutte le proposte di nuove prove, perizie e testimonianze avanzate sia dalla difesa che dalle parti civili.
Capitolo chiuso quindi, nonostante le rivelazioni di un giornale, Publico, che spingerebbero a ipotizzare quanto meno una gravissima negligenza da parte delle autoritĆ spagnole nella gestione dellāepisodio.
Pochi giorni fa però una dichiarazione del commissario Villarejo scatena di nuovo unāondata di sospetti.
Ć costui un membro della polizia condecorato negli anni Ottanta per il suo operato contro ETA e lāindipendentismo basco e fino al 2018 stretto collaboratore dei servizi segreti del regno. Caduto in disgrazia, viene accusato di una serie di reati e avvia una sorda lotta a colpi di rivelazioni parziali, insinuazioni e controaccuse, con gli ex compagni e complici.
Personaggio di spicco delle cosiddette cloache dello stato, le sue indiscrezioni su casa reale e alcuni scandali di corruzione avevano finora sollevato un certo scalpore e moderate polemiche. Stavolta però, nel contesto di un interrogatorio in aula per tuttāaltro caso, afferma di aver collaborato fino allāultimo con il CNI per āsistemare la faccenda dellāattentato di Barcellona, dove unāoperazione pensata per spaventare un poā i catalani, era sfuggita di mano ai suoi ideatoriā. SpiegherĆ poi alla stampa che non era sua intenzione affermare che il direttore dei servizi avesse organizzato lāattentato ma che semplicemente aveva voluto utilizzare la situazione per, sventando il pericolo, ricordare alla societĆ catalana lāimportanza di poter contare sulla protezione dello stato contro minacce di questo calibro.
Anche questa volta l’estrema destra, le istituzioni, il PSOE e la totalitĆ della stampa del regno fanno quadrato per difendere, ignorando o denigrando le parole del commissario, intorno allāasserita esemplaritĆ dei servizi spagnoli.
Al coro di difensori dello āstato profondoā stavolta però si uniscono voci insospettate. La sindaca di Barcellona, Ada Colau, giunta alla carica sullāonda dei movimenti sociali barcellonesi, rende pubblica la posizione sua e della istituzione che rappresenta sulle parole di Villarejo. Deludendo chi si aspettava dalla prima cittadina della cittĆ aggredita un appello a far chiarezza sul ruolo dello stato e sui molti punti oscuri di tutta la vicenda, lāAda si unisce invece al coro di quelli che mettono pesantemente in dubbio la credibilitĆ del testimone.
Come molti altri suoi compagni di partito allude alla scarsa credibilitĆ dellāex funzionario e spia al quale esige āprove solideā a āsostegno di accuse di tanta gravitĆ ā che āaumentano ulteriormente la sofferenza delle vittime, che giĆ patiscono tantoā.
Sulla scia della sindaca sui social e in pubblico lāarea dei Comuns insiste sullāassenza di prove chiare (tacendo il fatto che gli archivi di Villarejo, che documentava tutto in modo maniacale, sono adesso coperti dal segreto di stato e sotto la custodia delle istituzioni spagnole) e sulla natura losca del soggetto. Un poā come se in Italia la sinistra si opponesse allāuso di pentiti o confidentiā gente come si sa che si muove non certo per senso civico ā nei processi di mafia.
Sorprende, in questi novelli difensori del dogma dell’innocenza di stato, l’insistenza a voler trattare le esternazioni dellāex poliziotto e spia come una sparata avulsa da ogni contesto e fatta nel corso di una chiacchierata al bar: sono giĆ molti gli indizi e i fatti accertati, grazie ad indagini di giornalisti, della polizia catalana, o ad ammissioni degli stessi servizi segreti, che dimostrano che non tutto ĆØ stato detto sui rapporti fra servizi e lāideologo del commando terrorista. E sorprende anche la leggerezza con cui evitano di esigere spiegazioni ai soci di governo socialisti sul muro che la maggioranza ācostituzionalistaā ha opposto ogni volta che ĆØ stata richiesta la creazione di commissioni parlamentari d’inchiesta (che in casi di tale gravitĆ – non solo per il numero dei decessi ma anche per le delicatissime implicazioni sociali del caso – dovrebbero essere di routine in una democrazia formale).
Che Pedro Sanchez o il suo entourage di lacchĆØ, di fronte alle esigenze di trasparenza per un attacco tanto strano quanto tragico (per il contesto, i protagonisti, i mezzi), fingano lo stesso sdegno di un vescovo dell’opus Dei quando qualcuno mette in dubbio la verginitĆ della Madonna, ĆØ perfettamente coerente e comprensibile, in quanto burocrati di un partito che ĆØ stato ed ĆØ una colonna del āregime del 1978ā e strenuo difensore del mantenimento dell’ordine monarchico, con tutta la struttura dei privilegi di classe che caratterizza la āSpagna eternaā.
Che lo facciano Ada Colau o persone che si definiscono di sinistra invece ĆØ una vergogna.
Ć una vergogna e una gravissima irresponsabilitĆ politica che persone arrivate alle istituzioni grazie alla promessa di “restituirle alla cittadinanza” convochino conferenze stampa in cui definiscono tentativo di omicidio una innocua fiammata su un automezzo blindato della polizia nell’ambito di una manifestazione in difesa della libertĆ di espressione (contro lāarresto del rapper Pablo Hasel ā tuttora in carcere-), e perseguitino poi un gruppo di giovani anarchici italiani mediante i servizi giuridici del comune di Barcellona, che ne hanno evitato finora la scarcerazione. E che ora gli stessi personaggi chiedano il rispetto assoluto e dogmatico della presunzione di innocenza (e di qualitĆ democratica) dei servizi segreti del regno, o della Guardia Civile. Ricordiamo en passant il silenzio che la sindaca femminista ed ex squatter ha condiviso lāestate scorsa con media, istituzioni e partiti sulle denunce di torture a sfondo sessuali formulate di fronte allāAudiencia Nacional da due avvocate basche, imputate per aver difeso membri dellāETA (gli slogan āsorella io si ti credoā e āse attaccano una ci attaccano tutteā urlati con forza dalle rappresentanti della ānuova politicaā alle sfilate dellā8 marzo, evidentemente non valgono quando le āsorelle attaccateā lo sono da solerti funzionari dello stato).
Con una tale sinistra, la responsabilitĆ della bomba di piazza Fontana, che nel 1969 inaugurò con 17 vittime civili la “strategia della tensione” e la sanguinosa serie di attacchi indiscriminati contro la popolazione civile, ricadrebbe ancor oggi su Valpreda e sul movimento anarchico, Pinelli si sarebbe suicidato per il rimorso, la P2 non sarebbe mai esistita e i servizi segreti ādeviatiā avrebbero fatto semplicemente il lavoro che competeva loro in una democrazia āpienaā āconsolidataā e āmagnificaā.
Se non fosse stato per il tenace impegno di una miriade di associazioni, collettivi, artisti, giornalisti e di tutto il “popolo di sinistra” sarebbe prevalsa la versione ufficiale (anche allora la stampa e i politici conservatori definivano sospetti e denunce sullāoperato dei corpi di sicurezza come incredibili, assurdi, insinuazioni senza prove) e la veritĆ non sarebbe mai venuta fuori.
Mi chiedo, oggi, cosa fa pensare ai politici dei āComunsā ā fra i quali spicca per belligeranza sdoganatrice del monarchico stato spagnolo un manipolo di universitari italiani imboscati in facoltĆ catalane ā che le istituzioni spagnole siano immuni da tentazioni dāintervento violento? Su cosa si basano per ritenere che quanto accaduto nell’Italia democratica e antifascista sia impensabile nel regno di Spagna?
Un paese in cui il ruolo di capo dello Stato spetta a una famiglia per volontĆ di un dittatore fascista. Un paese in cui servizi segreti organizzano la fuga del primo re in un paese senza estradizione per dar tempo a insabbiare la serie di reati che avevano permesso a Juan Carlos I accumulare una fortuna di miliardi di euro. In cui le forze di polizia e l’esercito sono piene di ideologia e di attivisti di estrema destra. Dove la magistratura ĆØ indipendente dal governo, se non ĆØ smaccamente di destra, ma non dagli interessi delle caste dominanti, economiche e politiche. Dove le migliaia di denunce di tortura contro Guardia Civil e polizia sono sistematicamente cestinate. Dove c’ĆØ stato terrorismo di Stato, provato in processi che si sono conclusi con condanne mai scontate di alcune figure di secondo piano. Dove i partigiani antifranchisti sono ancora considerati delinquenti. Lo stato dei servizi che organizzarono l’attentato alla Scala per attaccare il movimento anarchico. Lo stato del commercio dāarmi con dittature genocide. Dove la GC uccide 14 immigrati sparando pallottole di gomma e non viene nemmeno organizzata una parodia di processo. Dove rapper, tweeter, manifestanti sono processati e condannati per aver denunciato gli abusi dei potenti. Dove sono state pestate centinaia di persone che stavano votando. Dove si fanno patti segreti con la dittatura marocchina per violare i diritti umani di migliaia di immigrati subsahariani. Dove i CIES ā carceri per persone colpevoli di essere nate nel posto sbagliato ā sono pieni. Dove le banche o palazzinari come Florentino Perez ricevono a piene mani i fondi pubblici lesinati o estorti alle classi popolari. Dove le “operazioni Catalogna” o i āplan ZENā sono accettate da mass media e opinione pubblica come operazioni legittime per manipolare la realtĆ e āsconfiggere il nemicoā. Dove il panorama mediatico ĆØ il più a destra di tutta Europa. Dove centinaia di nazisti si rifugiarono e vissero e prosperarono dopo la seconda guerra mondiale. Dove il āreato di odioā non ĆØ applicato quasi mai agli aggressori di persone appartenenti a minoranze sociali fragili, ma ai 150.000 membri di organizzazioni che hanno il monopolio delle armi (e della violenza).
Considerare questo stato, con la sua composizione e storia, come “al di sopra di ogni sospetto” può essere cosa solo di gente molto ignorante, molto ingenua o in mala fede.
O molto, molto cinica. Di un cinismo che per anni ha permesso di utilizzare fatti insignificanti, come anonime scritte a pennarello, per orchestrare campagne di denigrazione contro l’indipendentismo catalano, e di tacere sistematicamente di fronte all’autoritarismo, alla repressione di opzioni politiche non violente e all’omertĆ dei pubblici poteri. Un cinismo che permette adesso di attribuire a “interessi politici” lāesigenza dāindagini imparziali su uno degli attacchi più mortiferi subiti dalla societĆ catalana negli ultimi decenni.
So che scrivendo questo contribuisco al successo della strategia pubblicitaria di Cercas, che utilizza sapientemente le ondate di sdegno che le sue dichiarazioni, interviste ed esternazioni insultanti e menzognere, suscitano per estendere la curiositĆ per il suo ultimo libro.
Buon pro gli facciano i libri venduti, a me interessa solo ricordare un paio di cosette alle persone progressiste, compagne, o anche semplicemente oneste intellettualmente, che considerano i suoi prodotti interessanti.
La prima ĆØ che a tuttāoggi sono 3200 (la Catalogna ha 7,5 milioni di abitanti) le persone imputate e perseguite da tribunali di ogni tipo per manifestazioni, scioperi, reati di opinione e politici ā come aver permesso dibattiti in Parlamento ā in un movimento che, pur portando in piazza centinaia di migliaia di persone, ĆØ stato di un pacifismo esemplare, almeno fino alle ultime proteste – represse con violenza – di reazione alle sentenze del macroprocesso contro i “leader” sociali e politici del movimento.
Che sono alcune migliaia gli indipendentisti catalani multati e identificati per le stesse ragioni.
Che un intero governo ĆØ stato condannato a pesanti pene di prigione e che il suo presidente e dei consiglieri eletti con i voti di due milioni di persone, sono costretti a vivere in esilio.
Che in galera e in esilio sono in compagnia di cantanti di rap o di manifestanti anarchici, anchāessi colpevoli di reati di dissidenza, in piazza o in canzoni.
Che sono più di un migliaio le persone contuse o ferite, alcune con perdita di occhi o testicoli, per la violenza della polizia.
Che ci sono state più di 700 denunce per aggressioni di stampo fascista.
La seconda ĆØ che le vittime della storia che racconta Cercas, sono gente come lui, sostenuta e sostenitrice dei poliziotti che hanno bastonato votanti di ogni etĆ , sesso e condizione, che hanno dato la caccia a civili con manganelli telescopici, che hanno sparato in una sola notte di scontri tante pallottole di gomma quanto in tutte le manifestazioni degli ultimi anni in tutta la Spagna. Poliziotti che rompono il naso per strada a giornalisti indipendentisti in assoluta impunitĆ . Poliziotti del sindacato sponsorizzato da Vox con esponenti che dicono di voler ammazzare giovani immigranti. Gente sostenitrice della Guardia Civil dei 5000 casi di tortura documentati dal 1980 al 2000, delle denunce false (Altsasua, CDR… ecc). Dei tribunali speciali Audiencia Nacional e Supremo, eredi diretti del Tribunal de Orden Publico franchista. Gente che, pur dicendosi repubblicana a volte, trova del tutto naturale e positiva la continuitĆ della monarchia voluta ed instaurata da Franco, la più autoritaria e la più corrotta di questa parte del mondo.
Sono vittime, quelle che Cercas descrive nella sua storia, che non sono preoccupate dallo strapotere delle multinazionali, della poderosissima banca spagnola, dei ācaciquesā e del capitalismo estrattivista dei Florentino Perez ed altri mega palazzinari. Sono vittime che godono del sostegno interessato e fanatico del 95% dei mass media. Della conferenza episcopale. Dellāesercito che depura i militari democratici e rende omaggio alla Divisione Azul. Dei servizi segreti che avevano contatti con la cellula dell’attentato alle Ramblas di Barcellona e che non sono mai stati indagati (per forza, sono segreti, e mica ci può scrivere un libro, il nostro).
Gente che condivide con una intensitĆ preoccupante le posizioni di Vox, partito di ultradestra e nostalgico del franchismo, acerrimo sostenitore, come le altre vittime del nazionalismo catalano (o basco, o galiziano, o dellāemigrazione, o della violenza anrchica), della Costituzione, dellāordine e della legge. Gente che denuncia la discriminazione dello spagnolo – parlato dal 100% e imposto per legge a tutti, il 15% dāimmigranti compresi -, vittima del catalano ormai parlato solo da quasi il 50% della popolazione.
Tenga presente, il lettore dellāultimo libro e delle interviste a Cercas, queste due cose. Tanto per non perdere la prospettiva.
Segons aquests refinats analistes, lāenemic real dāaquests nacionalistes perifĆØrics no eren monarquies, exĆØrcit i Ibex 35 (per altra banda blanquejats sota una capa vigorosa de ānormalitat constitucional ergo democrĆ ticaā), si no el poble treballador i explotat naturalment espanyol (els nascuts al Bangladesh o a Tibisora anaven implĆcitament en el mateix paquet) que els malvats prucessistes pretenien privar de la seva espanyolitat.
Contra aquest enemic colpista – que fins i tot arribava a aberracions dāinaudita brutalitat com imposar lleis per majoria simple en un parlament- , aquesta progressia invocava lāactuació de les estructures de la paternal monarquia borbònica, amb la seva democrĆ tica GuĆ rdia civil del pluri-decorat general Galindo, la Policia Nacional, del decoradĆssim Billy el NiƱo, lāexĆØrcit (dels reservistes que afusellarien ā decorats o no ā uns 20 milions dāespanyols per amor de pĆ tria) i una magistratura coneguda arreu per ser lāĆŗnica al mon prou desacomplexada i moderna com per aplicar el delicte dāodi (contra minories), a les categories que acabo dāesmentar (que sens dubte son minories, malgrat disposar del 99% de lāarsenal i de la musculatura disponible en territori espanyol).
Doncs els CDR, doncs lāassociacionisme, doncs les desenes i desenes de milers de persones, pagesos, estudiants, mestres, sanitaris, aturats, autònoms, fusters, obrers, bombers, portuaris, pescadors … o sigui aquelles forces que havien protagonitzat un intent inĆØdit de ārepolitització dāallò localā. LāĆŗltim intent dāaquell cicle que deia āpensar globalment, actuar localmentā.
Semblaria una aberració, oiĀ ? Gent « progressistaĀ Ā» que escanya un moviment popular⦠però si mirem els orĆgens dāaquests escamots de partidaris de la Ā dependĆØncia catalana, veiem que això forma part del seu ADNĀ polĆtic, o una mena de vocació professional: fins i tot cronològicament – en el cas dāalguns dāells – són els mateixos que van enfonsar lāexperiĆØncia comunista a la societat italiana, neutralitzar les lluites autònomes a la transició franquista, aturar els intents de salvar el Puig Antich, recuperar, fagocitar i convertir en merda tots i cada u dels intents de resposta contundent al sistema dāopressió (des de la lluita armada a les vagues de lāaigua, a les ocupacions a lāantinuclear) que hi ha hagut en el nostre entorn en els darrers 40 anys.
Amb enorme irresponsabilitat, les candidates dāICV/Comuns, lluny dāaprofitar aquest gir escandalós cap a la dreta nacionalista i odiadora del PSC per afirmar-se com Ćŗnica alternativa dāesquerra estatal, sāhan apuntat a lāopció que desplaƧa la confrontació cap al terreny identitari, evitant que el debat es centri en els elements purament polĆtics.
Elezioni in Catalogna 2021. Più di dieci anni dallāinizio del ciclo indipendentista i risultati dicono:
Spazio indipendentista:
In queste elezioni i partiti apertamente indipendentisti hanno ottenuto maggioranza assoluta in voti e seggi. Alcune riflessioni:
Definitiva scomparsa di CiU (Federazione fra ConvergĆØncia DemocrĆ tica de Catalunya e Unió DemocrĆ tica). Uno dei partiti creatori del regime del 78. Prima duramente attaccato per la corruzione (smascherata e perseguita in giustizia dallāassociazionismo di base della societĆ catalana), cerca di cavalcare la tigre del nascente movimento dāindignazione per la sentenza del Costituzionale che cassa lo Statuto approvato in referendum. Prima se ne va la destra di Unió (che attualmente ĆØ integrata nella coalizione elettorale del ⦠PSC, con al n. 3 della candidatura il suo leader, Ramon Espadaler. E in queste elezioni naufraga miseramente lāerede diretto di Convergencia: il PdCat, che non ottiene nemmeno un rappresentante. CiU quindi, grazie al movimento indipendentista, ĆØ lāunico partito del regime che scompare come tale.
Senza dubbio la pratica totalitĆ dellāindipendentismo ĆØ antifascista. Lāunico gruppuscolo identitario che spesso ĆØ stato citato da analisti prezzolati per dimostrare unāanima di destra del catalanismo in genere ha ottenuto solo una manciata di voti ed ĆØ rimasto ben lontano dalla soglia di rappresentanza. Solo gli indipendentisti e qualche settore anarchico hanno contrastato in tutto questo tempo la presenza di Vox e del suo discorso omofobo e razzista in piazze di tutti i paesi e quartieri della Catalogna e sui media pubblici (presenza imposta dalla JEC). Spesso questo attivismo antifascista ĆØ stato definito da settori socialisti e dei Comuns come āattacco alla libertĆ di espressioneā.
Chi conosce la piazza e si muove nei movimenti sociali sa fino a che punto il contenuto ādiritto di autodeterminazioneā ĆØ presente in praticamente tutte le lotte, da quelle sindacali a quelle per la casa o di difesa dellāambiente o femministe. E sa che questo ambito ĆØ lāunico che ha appoggiato attivamente la denuncia del milione di catalani che non possono votare (residenti che non hanno la cittadinanza spagnola). E conosce la forza delle grandi organizzazioni: Omnium, ANC e della costellazione di collettivi, partiti e associazioni che configurano lo spazio dellāindipendentismo sociale.
Lāestrema sinistra anticapitalista catalana ĆØ senza dubbio la più forte, in termini relativi, dāEuropa. La candidatura CUP ha raccolto finora un ventaglio vastissimo di organizzazioni anticapitaliste e di estrema sinistra, da quelle neo-leniniste a molte libertarie. Ed il suo peso ĆØ in grado di condizionare tutto lo spazio politico e di far penetrare in ampi settori della societĆ analisi e cultura di radicalitĆ se non rivoluzionaria, democratica.
lāambito indipendentista, lungi dal rappresentare un āritorno al passatoā come vuole il discorso statale egemonico, ĆØ una fucina di proposte per un diverso futuro europeo, dove la UE non ĆØ più vista come un āclub di statiā ma una unione di popoli, una federazione di regioni, o di cittĆ , un qualcosa comunque posto al servizio della gente e non delle merci.
Ambito unionista:
Di nuovo i partiti apertamente unionisti hanno ricevuto una minoranza dei voti, anche se il partito più votato in termini relativi è il PSC.
Il PSC/PSOE, partito colonna del regime post franchista ha recuperato in queste elezioni parte dei voti del Frankestein politico Ciudadanos. Non abbastanza da formare governo senza uno dei partiti indipendentisti, nonostante la formidabile campagna per mobilitare il voto nazionalista spagnolo portata avanti con il sostegno del governo e della totalitĆ dei media spagnoli. La sua collocazione a sinistra non ĆØ sostenuta da nessun gesto o programma politico obiettivo, al di lĆ di quattro misure simboliche (in questa legislatura la legge sullāeutanasia) e il ricorso a una fraseologia vuota (le politiche sociali(??).
Ciudadanos, (partito a suo tempo Ā finanziato dalla banca come alternativa di destra a Podemos e nazionalista spagnola allāindipendentismo) crolla e dalla sua decomposizione spunta con forza VOX, che raccoglie tutti i voti che non sono andati al PSC.
PP, a rischio di scomparsa dal parlamento catalano.
VOX, CioĆØ lāestrema destra dichiarata e senza complessi che assicura che butterĆ fuori gli immigrati illegali e che chiuderĆ manu militari istituzioni e televisioni pubbliche catalane, completa adesso il quadro della destra spagnola che ĆØ maggioranza nel resto dello stato (meno Euskadi). E che qui rappresenta una esigua minoranza (20 seggi su 135).
Una caratteristica dellāunionismo ĆØ che la presenza nellāassociazionismo sociale si riduce a quella spesso clientelare del PSC, che conta fondamentalmente su di un agguerrito esercito di quadri sindacali e di partito, impiegati comunali, presidenti di associazioni sovvenzionate. La destra unionista ĆØ assente dalla vita comunitaria catalana.
Non solo questāarea non ĆØ antifascista ma civetta con gli ultra di Vox (il governo centrale di PSOE-Podemos ha accettato con gratitudine il sostegno sia pur indiretto di Vox alla sua gestione dei fondi europei) e si ĆØ dedicata nel corso della campagna a criminalizzare tutti i presidi antifascisti.
La visione dello stato (da PSC a Vox) ĆØ identica, cosƬ come lo ĆØ quella dellāUnione Europea che semmai si vorrebbe un poā più generosa nellāallentare i cordoni della borsa e meno ficcanaso nelle faccende giudiziarie e di rispetto dei diritti umani e civili.
Poi ci sono i Comuns.
Nonostante la proclamata equidistanza, hanno adottato in tutta la campagna un approccio etnicista, camuffato da denuncia dellāetnicismo altrui. Assenti ormai dallāantifascismo di piazza e dalle lotte in genere, e ormai esaurite le riserve di popolaritĆ ereditate dal movimento degli āIndignatiā si limitano ormai a tirare la volata al fratello maggiore, il PSC. La loro farneticazione li porta a proporre un āgoverno di sinistraā dal quale escludono la CUP ā che ormai ha un seggio più di loro – e con il PSC, mentre pongono il veto a qualsiasi governo sostenuto da JxC (certo non più neoliberale di quelli del Sanchez).